PENSIERINO DELLA SERA - STORIA DI UN SASSOLINO DI FIUME


23 NOVEMBRE 14,49


Cari amici, il lupo perde il pelo ma non il vizio..


scrivere, per me, è un bisogno profondo.. mi sento vuota, mi manca qualcosa, se non lo faccio..

ma cosa scrivere??

basta parlare di me, della mia storia.. lo sapete, ve l'ho detto molte volte, non lo voglio più fare..

e allora, in attesa di avere un progetto più importante, che magari non arriverà mai, mi sono resa conto che posso pensare cose un po' strane, surreali, come una luna che va per fungi o, tanto per incominciare, la storia di un sassolino.. dato che io amo molto, i sassolini..


saranno favolette senza senso, senza il desiderio di insegnare niente a nessuno..

scritte così.. solo perché è bello scrivere..


se vi piaceranno, ne troverete qui, spero, una al giorno..

ciao e buona lettura.. con un abbraccio...


PENSIERINO DELLA SERA
STORIA DI UN SASSOLINO DI FIUME..


era piccolo, bianco, sferico ma schiacciato ai suoi poli e levigato, liscio...
se ne stava lì, al bordo di una spiaggia, alla foce di un grande fiume..
ed era fermo.
ma lui ricordava.. 


ricordava di essere stato tanto ma tanto più grande, di non essere stato così liscio.. e di essere stato in movimento..
per quanto tempo aveva viaggiato dentro l'acqua del grande fiume?
chi poteva saperlo..
il sasso ne era immemore come lo erano il vento, il silenzio, il canto delle onde, il cielo che lo guardava..


può pensare un sasso?
sì, se qualcuno ha un orecchio abbastanza fine per ascoltarlo.


il sasso pensava, ricordava... 

ricordava l'acqua sopra di lui, la sua mano gelida e potente che a volte lo spingeva, lo strascinava, lo spostava.. 
di poco, all'inizio lo spostava di pochissimo, perché lui era così pesante...
e persino, andando indietro ancora di non si sa quanto, il sasso ricordava quando non era sasso ma montagna.. tutt'uno con la fiancata ripida della grande immensa maestosa svettante montagna..
ricordava il sole cocente, il ghiaccio che lo mordeva forte per i lunghissimi inverni della glaciazione..
ricordava il brivido profondo che scosse tutto, lì intorno e il rombo spaventoso quando era stato staccato da quella sua madre di roccia e fatto precipitare giù, dentro il grande fiume che, immediatamente, l'aveva abbracciato, afferrato, circuito, fatto suo..
lui gli aveva resistito a lungo, credendo che presto, prestissimo, sarebbe potuto tornare su, sulla cima della grandissima rupe montana..

lo credeva ma non accadde..

così l'acqua ruscellante del grande fiume alla sorgente, lo convinse a lasciarsi andare e fare il viaggio con lei..


abbracciati, lunghe le ere geologiche, scivolarono giù.
era un amore grande, immenso, con una voce sempre cangiante..
il sasso credeva non sarebbe finito mai.. durò secoli, millenni..
sembrava senza fine...

quell'abbraccio fatto di acqua in movimento e di roccia che si trasformava in sasso, lasciando la grande parte di sé sciolta nell'acqua stessa, diventata sabbia, frammento dopo frammento..

sembrava senza fine....

 

invece, quel giorno fatale se pur lontanissimo, però arrivò, incredibilmente arrivò ed era oggi ed era adesso, lì, ora... 

e lui si sentiva così camato, si sentiva piccolo.. così piccolo e leggero quando, quel giorno, ricevette un ennesimo colpetto dalla sua amante acqua di fiume e venne spostato un po' più in là, deposto bruscamente sulla riva, fuori dal corso dell'acqua....

in quel momento avvertì immediatamente che qualcosa di eccezionale, eclatante era accaduto.. e si senti immediatamente così strano, così diverso.. 
il sole cominciò ad asciugarlo e dopo poco lui era di nuovo asciutto, come tanto ma tanto ma tanto tempo prima...
se un sasso avesse potuto avere gli occhi, lui li avrebbe sgranati..
se un sasso avesse potuto avere la bocca, lui l'avrebbe spalancata..
lo fece, in realtà ma nulla e nessuno se ne accorse, né la mosca che ronzava lì intorno, né la formica che gli camminò sopra, frettolosa, correndo veloce verso i suoi affari.
se un sasso avesse potuto avere la pelle lui avrebbe provato il solletico.
anzi, in realtà lo provò ma anche quella volta, nessuno se ne accorse..


che senso aveva, si chiese.. nessuno mi vede, mi ascolta..
a che servo?? dove vado, da dove vengo? e perché?

chi mi ha creato sasso? ma sono davvero un sasso oppure un rospo che ha sbagliato incantesimo??


ma che battutona, si disse, cercando di battere quelle mani che avrebbe battuto se avesse potuto averle...

e, a quel punto, se un sasso avesse potuto avere le labbra, avrebbe sorriso..


e, questa volta. lo faccio io per lui...
lo fate anche voi, con me??????

Scrivi commento

Commenti: 0