IL LUNGO VIAGGIO DI ARI - TERZA PARTE

PAESE MIO CHE STAI SULLA COLLINA - 2012 olio su tela 13 x 18
PAESE MIO CHE STAI SULLA COLLINA - 2012 olio su tela 13 x 18

 

 

TERZA PARTE

 

 

Via, in fretta, senza neppure il tempo di una lacrima, un pensiero...

Il check - in è più importante di ogni sentimento, di ogni dolore, dubbio, rimpianto. Non aspetta, non comprende, macchina che tutto divora, quel check - in del cavolo.

 

Ma per fortuna, per fortuna, che si deve andare e l'addetto alla mia carrozzella parla e mi distrae, che quell'azzurro dilaga, dilagherebbe, con i fotogrammi di ogni momento che è stato accanto a me, fisso in me. Che diventa simbolo, diventa vessillo e portabandiera di un mondo che finisce, che si strappa, che si scuce ed io so, so già che non ci sarà sarto che potrà mai riparare due mondi che si separano, si danno addio. Che ci vorrebbe il chirurgo, non il sarto, che è la mia carne che si scuce e si lacera.

E non è un gatto, non è un cane... sono io.

Io bambina, io adolescente: i sogni le attese le certezze che si sono sgretolate nel tempo ma avevano conservato un tronco, se pur tagliato. Spezzato, divelto, semi distrutto ma ancora vivo, ancora capace di emettere nuovi rami e nuove foglie.

Ed invece, ora, ho solo la tasca piena di semi e un vento che mi porta via. E forse la troverò, la nova terra, dove far cadere quei semi ed annaffiarli con le mie lacrime perché sorga ancora, di nuovo, quel germoglio di me.

 

Ma il check in ha il volto di una signorina che parla portoghese e sul display, in alto, sulla tabella c'è un nome che non avevo mai letto: TSV, i trasporti aerei portoghesi, che io so dove sta il Portogallo ma è sempre stato il retro della Spagna, un pezzo lungo e stretto della Penisola Iberica e non altro. Che non so neppure una sola parola, di portoghese, che so a malapena che Lisbona è la capitale ma altro non so.

Ma che importa, a quella signorina, che parla comunque italiano, che importa di tutto quello che viaggia nella mia mente alla velocità dell'abbattimento del muro del suono?

E così le sorrido, le parlo, rispondo alle sue domande, le do i documenti, il passaporto e lei pesa i bagagli.

Alza il viso dal suo display, perplessa, dopo una sospensione di qualche attimo e mi guarda interrogativa e sulle spine, chiedendomi se sapevo che c'erano trenta chili di sovrappeso.

Ed io, notando il suo malcelato sgomento, le rispondo, sempre sorridendo, che si, lo sapevo, che avevo volato da Alghero fino a Linate poche ore prima ed avevo pagato l'extra peso. E le chiedo quale fosse il problema.

E lei mi risponde chiedendomi a sua volta se fossi informata della tariffa dell'extra peso.

Ed io le chiarisco che sì, sono informatissima, che su internet, alla loro pagina, avevo letto che erano 10 euro a chilo, quindi trecento euro e che li avevo, in contanti, pronti, che spedire quei chili in altro modo sarebbe stato più dispendioso e molto più lungo mentre io avevo bisogno di quel bagaglio che c'erano i miei effetti personali e che io andavo a viverci, laggiù in quella isoletta, a causa del clima che forse avrebbe potuto farmi vivere meglio.

Ma in fondo cosa interessava a lei, dei miei problemi?

Eppure la vedo che mi ascolta, sempre più preoccupata e mi informa:

Il prezzo per l'extra peso che mi da il programma è di 30 euro al chilo. Quindi lei dovrebbe pagare 900 euro.... “ e interrompe volutamente il suo discorso attendendo la mia reazione.

900 EURO!

Ecco, penso, cos'era quell'aria preoccupata e quel nodo che mi si era legato nello stomaco.

La guardo allora, seria ma dolce, che avevo capito e visto quanto tutto quello preoccupasse e sconvolgesse anche lei e le dico che io non avevo con me tanto denaro, cioè, che l'avevo ma che mi sarebbe servito per pagare l'albergo ed altro, a Praia, dove ero attesa ed era stata prenotata per me una camera. E che, comunque, albergo a parte, era una cifra altissima che avrebbe sconvolto abbondantemente i miei piani.

Lei, allora, mi chiede di attendere un attimo e a me mi sale un magone ancora più grosso, una paura che cerco di nascondere in un altro sorriso mentre le dico che faccia pure e la guardo mentre alza il suo telefono di servizio ed in portoghese dice alcune parole, prima di riattaccare, di guardarmi ancora di sfuggita e poi seppellirsi nel display come fosse a caccia della ricetta per la pietra filosofale.

E non passano che pochi minuti, in un silenzio incredibile, affogato nel frastuono del grande aeroporto mulinante di voci e di rumori ed ecco arriva una seconda signorina sorridente che si avvicina alla prima, si mette in piedi accanto a lei e l'ascolta mentre quella le dice cose in questa lingua a metà tra lo spagnolo ed il brasiliano, di cui io non afferro proprio neppure un fonema.

E dopo, ecco che sono quattro gli occhi che si alzano dal display e mi guardano preoccupati, per poi tornare a scartabellare tra i file, i comma e non so quale altra diavoleria vanno aprendo con il mouse. Poi la seconda giovane in divisa verde e grigia saluta la prima, saluta me in italiano e se ne va, lasciando la gatta da pelare alla sua collega che, però, dopo aver avuto ancora un attimo di sospensione ed avermi squadrato ancora una volta di sottecchi, parte decisa, fa la stampa di una cosa, la prende, l'appallottola, la getta nel cestino, invisibile vicino ai suoi piedi, prende un altro piccolo modulo, vi verga qualcosa in fretta a mano e mi dice, tendendomelo:

Ecco, ho fatto così, ho scritto che i chili sono 15, quindi, se anche il prezzo che l'addetto alla cassa le chiederà fosse davvero quello di 30 euro al chilo, lei dovrebbe pagare 450 euro. Può farlo? “

450 euro sono più di 300 ma molto meno di 900 e quindi le confermo che sì, li posso pagare e la ringrazio ma non tanto con le parole, che nessuna parola sarebbe all'altezza, quanto con lo sguardo ed il mio sorriso che cerco di rendere il più tenero possibile.

Capisco che nessuno glielo ha fatto fare, di mettersi in quel pericolo per me, che so, immagino che se venisse scoperta, rischierebbe molto, forse persino il posto di lavoro e quindi la mia è vera gratitudine. Le dico che può stare tranquilla, che io non la tradirò di certo ed ancora la ringrazio, salutandola affettuosamente.

Poi l'addetto mi spinge per diverse decine di metri fino allo sportello dalla cassa, dove un paio di persone si trovano in fila. Il tempo stringe e il ragazzo fa avvalere il mio diritto di saltare le code e mi mette sotto il naso dello steward che prende il biglietto che gli porgo, tranquillo, con il suo solito prestampato sorriso fasullo, che lui non sa, non deve sapere, cosa c'è sotto.. ed il cuore mi batte un po' più forte, che chissà, magari lui mangia la foglia e chiede spiegazioni, altri controlli, mentre invece, no, lui è tranquillo e pacifico che, in fin dei conti, cosa gli importa a lui, che deve solo tirare a finire il suo turno e farlo con il minor sbattimento possibile, come tutti lì, d'altronde.

Quindi si mette a battere sui tasti della sua tastiera e inserisce tutti i dati e poi mi dice:

125 euro... “

 

125 EURO?????????

E cerco di frenare il sorriso che spontaneo mi fiorisce sul viso, un sorriso di stupore e soddisfazione mentre penso che avevo pagato meno della metà di quello che avevo previsto, esattamente come mi era successo a Linate, che, accidenti, quel giorno mi andava proprio di culo e, mentre conto il denaro e glielo porgo, ritiro la ricevuta e mi faccio spingere verso il metal detector ed il controllo della polizia, un sospiro di sollievo mi allarga il petto, si porta via il magone e mi rilassa, che sì, il denaro non dà la felicità, questo lo avevo capito da tempo ma altrettanto sapevo che, senza, era una grandissima complicazione.

 

Così si arriva al posto di blocco, si fanno tutti i trasbordi, che ormai mi sento una viaggiatrice navigata, mi faccio di nuovo mettere le mani addosso con ulteriore soddisfazione dalla – davvero carina – hostess/poliziotta, riprendo il mio bagaglio a mano, vengo sospinta al solito verso il gate di imbarco e mi trovo di fronte ad altri 45 minuti di attesa, che la cosa assurda è proprio quella: corri corri che si fa tardi al check in, che devo essere la prima e poi, ecco l'attesa, inutile farraginosa attesa sulla mia sedia a rotelle, nel vuoto pneumatico di una sala gremita di gente, mentre sono tutti in compagnia e sono famiglie, amici, amiche, parenti, figli, madri padri e tutti si parlano, si guardano, si alzano, si siedono, vanno a prendersi l'acqua, un caffè un pacchetto di qualcosa mentre io sono lì, con il mio zainetto ed il mio pc, nella borsa nera a tracolla e sono sola, che do l'addio all'Italia e alla mia vita vissuta fino ad allora ma sono sola, solissima.

La guardo, quella gente che prenderà l'aereo con me, che moltissimi sono portoghesi, diversi di colore, e sono tutti indaffarati e pieni di discorsi da fare e di cose da definire, con chi è a loro accanto. E ci sono bambini che corrono, che succhiano una cannuccia o pasticciano un biscotto, una patatina.

Ed io sono sola, a salutare l'Italia, che è diventata piccola piccola come il pezzo di linoleum chiaro che è sotto le mie ruote, che tutte le strade percorse, tante, tantissime, tutte le città, le spiagge, le montagne, il cibo il vino, l'acqua, le parole dette ed ascoltate in italiano, i visi conosciuti, le mani strette, le labbra baciate, i capelli accarezzati si sono ristretti, liofilizzati, concentrati in quel singulto cieco che mi sale in gola e non vuole uscire.

Allora tiro fuori il cellulare, scrivo qualche messaggio, cerco qualche appiglio, che mi sento scivolare, sto cadendo dentro le mie lacrime e non voglio farlo, non voglio, che non ha senso mettersi a singhiozzare in quella sala gremita, come un'idiota, come una scema, che già tutti mi hanno guardato con quello sguardo che dice: ' poveretta'... ti immagini se mi metto a piangere?

E penso che starò meglio, che ho una amica, che mi aspetta, che mi vorrà bene e si curerà di me, che non sarò più così sola ma, accidenti, in quel momento è una folla quella che mi viene alla bocca dello stomaco, una folla di visi e di nomi, di occhi lucidi o furenti, una moltitudine che dovrebbe essere lì, come me, anzi, dovrebbe assere accorsa lì a prendermi a portarmi via, a dirmi: ' Dove vai, dove vai, che qui ci sono io! Che io penserò a te e berremo e mangeremo ciò che ti piace e che conosci ed ascolterai ancora le dolci voci della tua terra e vedrai le verdi colline coperte di fiori a primavera e di rugginosi gialli in autunno, capirai le parole, dette nella tua lingua, nel tuo dialetto, nella cadenza che ti è dentro dal giorno della tua nascita. Dove vai che ci sono io, qui, che mi hai dato il tuo amore e le tue cure ed anche la la vita e, finché hai potuto ci sei stata, fino in fondo ed ora sì, tocca a me e sono felice di farlo perché ti voglio bene, ti amo! '

Mentre invece non c'è nessuno, nessuno, nessuno e tutto si dissolve, che l'attesa finisce e mi issano sull'aereo, nel solito modo e mi trovo seduta sul sedile, con le cinture allacciate, per due ore di viaggio verso Lisbona e nessuno arriva dalla porta del velivolo e si affaccia chiamando il mio nome e spiegando al personale stupito, che c'era un errore, che io non dovevo partire, che il mio posto non era quello, che il mio posto era in Italia, in Romagna, accanto ai miei famigliari, non in Africa, non su di un'isoletta sperduta, che era tanto lontana quell'isoletta e chissà cosa avrei fatto, là, come avrei vissuto.

E invece il portellone si chiude e di nuovo i motori rombano e fischiano e le ruote del carrello si staccano dalla pista, si strappano nel mio stomaco ed ecco che l'Italia si allontana, sparisce, si dissolve, mentre io la guardo fuggire via da un piccolo oblò schizzato di gocce di pioggia asciugata, diventa un ricordo, uno di quelli che pungono, che fanno male.

 

Così chiudo lo sportellino, cerco di sistemarmi meglio che posso, che il sedile è un po' più largo e comodo del solito, chiudo gli occhi ed affondo in un pianto senza lacrime e senza voce.

 

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Commenti: 6
  • #1

    mariangelaruggiu (domenica, 21 aprile 2013 17:36)

    non poteva essere che così, la tua partenza, come sarebbe per chiunque quel salto nel vuoto che tu hai affrontato con immenso coraggio.
    immagino la nostalgia e quel dolore sottile sempre nel cuore per l'amore a cui avresti diritto.
    ma nonostante tutto, ci sorridi sempre, ci sorridi ancora. e noi a te. un abbraccio

  • #2

    dony (domenica, 21 aprile 2013 17:50)

    questo si chiama scrivere e far vivere gli eventi ! specialmente se veramente vissuti ti prendono ilkl cuore lo stomaco l'anima! grazie di metterci a parte di te!!! attendo la quarta e la quinta e qualunque durata abbia la tua storia di vita ...spero eternamente il tuo scrivere ...e vorrei tanto a buon fine! Dony(tvb)

  • #3

    rossana parenti (domenica, 21 aprile 2013 18:20)

    mio tesoro sei stata brava e coraggiosa a fare un viaggio nell'ignoto tutta da sola .io non ci sarei mai riuscita .mi ritrovo come sempre a pensarti o vederti in quelfrangente e mi commuovo .si e' vero hai lasciato le tue radici, i tuoi affetti ma anche tanta sofferenza .ti auguro di trovarti bene in questo nuovo stato e di trovare la casa giusta per viverci e per poter vivere anche il resto specialmente il mare .ti voglio bene amica mia ti mando un grande abbraccio .

  • #4

    biancaneve (domenica, 21 aprile 2013 18:43)

    io aspetto... non immagini quanto mi faccia bene leggere il tuo vissuto, m'infondi coraggio e tu sai perchè...e io aspetto <3

  • #5

    anna. (lunedì, 22 aprile 2013 21:51)

    ...Ti voglio bene...ti auguro tutto il meglio di questo mondo... e di adattarti il prima possibile al tuo nuovo mondo,che ti renda felice,soddisfatta,amata.Amata.Si,amata,perchè tu,anche non conoscendoci,dai tanto amore a tutti noi .Amore che trasmetti con i tuoi scritti,i tuoi dipinti,i tuoi pensieri ...Tutto questo tu lo passi a noi..a noi che ti aspettiamo.Perchè? Perchè aspettiamo? Semplice perchè TI VOGLIAMO BENE...( ma mi sa che l'avevi già capito!)...Un bacio e un abbraccio anna.

  • #6

    ariannaamaducci (martedì, 23 aprile 2013 20:44)

    che mi aspettiate, amiche carisisme, mi fa un bene grande grande... che mi sento amata da voi, compresa, apprezzata..
    il salto nel buio c'è stato, sì, ma un paracadute, comunque, ce l'ho, e si chiama milli..
    oggi ho postato la quarta parte...
    al più presto con la quinta, ve lo prometto.. un abbraccio grande e ancora grazie..