IL LUNGO VIAGGIO DI ARI - SECONDA PARTE

 

SECONDA PARTE

 

In un attimo l'aeroplano si trovò sul mare.

Guardavo dall'oblò le coste che si allontanavano velocemente e il paesaggio che si allargava.

Pensavo: ecco che lascio la Sardegna come ho desiderato molto ma non è per tornare in Romagna, a casa.

Che stano, ora provo amore per queste acque che si stanno dileguando, per queste rocce rosse, per queste strette vallate punteggiate di olivi.

Provo tenerezza, quella che non avevo sentito mai.

Forse sarà che in ognuna di queste briciole di tera e di mare, in queste piccole insenature, in queste spiagge che sto lasciando, quasi sicuramente per sempre, è sepolto l'amore che ho vissuto, il dolore, i sorrisi, l'estasi, le grida, i silenzi. Sono perdute le lune al mattino che schiarivano nel sorgere del sole, sino a dileguarsi nello splendore stupito dell'alba. Le fronde dei pini che ondeggiavano al vento, sussurrando nelle mie notti insonni, dettandomi parole, colorando le mie assenze.

Ora tutto si allontanava, tutto si stemperava nel blu del mare Mediterraneo, nel quale il sole tramonta.

Io, pensavo, che sono nata sull'Adriatico, sul quale il sole sorge, sono figlia di entrambi: penisola, poi isola e finalmente scoglio. Scoglio sarò dove tutto sarà lasciato e nello stesso tempo, immortalato dalla perdita.

Così guardavo il blu cangiante dell'acqua nel riflesso del sole nascente, tra le nubi bianche di una freddissima mattina di febbraio, lasciare definitivamente le coste dell'isola sarda , esattamente come le sentissi sfilare via, strappate a forza, scucite dai lembi del mio cuore.

 

I sedili degli aeroplani mi vanno sempre stretti, corti, duri: sono scomodissimi.

Avevo il cuscino per la cervicale che attutiva un po' la difficoltà della posizione che dovevo assumere ma mentre i minuti passavano il disagio aumentava.

Era un combattimento all'ultimo sangue tra i miei muscoli e le mie ossa ed i miei pensieri: però non vi erano né vinti né vincitori, solo una lotta senza quartiere.

Poi arrivò la neve.

Un bianco abbagliante e di lassù le Prealpi e le Alpi sembravano le montagne di carta del presepe.

 

Avevo tirato fuori il cellulare e stavo scattando foto.

Per qualche caso del destino quell'oblò era pulitissimo, cosa che non mi era mai capitata di vedere e, riguardando gli scatti, mi accorsi che erano assai belli.

Pensai che li avrei postati sul mio sito e su FB e continuai a scattare.

La neve..........

 

Quanta neve avevo visto, fin dalla mia infanzia? Quanto mi ci ero rotolata, bagnandomi tutta, scivolandoci sopra, prendendola tra le mani per farne palle da tirare agli amici? Quante volte l'avevo guardata scendere con il naso schiacciato contro il vetro oppure fuori, anche nelle notti ravennati, quando uscivo in macchina da sola e vagavo lentamente in perfetta solitudine sulle strade coperte dalla morbida abbacinante coltre, mentre ogni albero, ogni cespuglio si trasformava in uno spettacolo unico e meraviglioso?

La neve sotto gli stivali, nei sentieri della pineta San Vitale, con gli alberi carichi fini a piegarsi a terra oppure a spaccarsi.

La neve stretta dal ghiaccio che diventava dura e merlettava con la galaverna ogni tenera fogliolina, ogni asperità del terreno, ogni superficie, ovunque.

La neve che fasciava altissime montagne, come quelle che erano in quel momento sotto di me, rivestendole come un sarto di gran moda, con i lustrini i lamè più belli, che avevano tutti i luccichii del bianco, dell'azzurro, del grigio, del rosa.

La neve che trasformava tetti e muri ed asfalto in qualcosa di nuovo, naturale, come se Madre Natura si riappropriasse di ciò che le era stato strappato dalla mano rapinatrice dell'uomo.

Scintillava al sole, quella neve, madre di tutte le nevi della mia vita. Ultima di tutte le nevi della mia vita..

 

Accidenti, quanti ultimi, quanti ultimi.

Estrassi la bottiglietta dell'acqua che era nel mio borsello e ne buttai giù un lungo sorso ma quella parola mi rimase impigliata tra i denti, incastrata come un boccone troppo grosso nell'esofago e non scese di nulla, mentre già le montagne sfilavano via, la neve aveva lasciato i campi che si stavano riempiendo di case, sempre più fitte, sino a diventare una città senza interruzione, a distesa, sotto..

Stavamo per arrivare: l'ora di volo era ormai terminata, gli assistenti controllavano già tra i passeggeri se le cinture fossero allacciate, l'aereo perdeva di quota, virava, frenava, si imballava, toccava il suolo, frenava più forte, sobbalzando, filava via liscio verso la tana dell'aeroporto, che lo accolse immobile e senza espressione.

 

Come il velivolo fu fermo tutti slacciarono freneticamente le loro cinture, si alzarono, indossarono soprabiti sciarpe, cappelli, presero le loro borse, i loro trolley e via, ad uscire, più in fretta possibile, verso un altro aereo, un treno, un taxi, un ufficio, una riunione, un incontro o chissà cos'altro

Mi chiesi quante storie dietro ognuno di quelle ignote e comuni facce che sfilavano via verso il portellone aperto senza lasciarmi che il ricordo di una sola massa semovente, bisbiglianteal personale di volo, che rispondeva con un sorriso di plastica: Buongiorno, Buongiorno...

Io li guardai eclissarsi, seduta tranquilla, tanto dovevo attendere che fossero scesi tutti poi, come una vecchia tartaruga rattrappita, mi alzai da quella scomodissima poltroncina, feci, appoggiandomi ai sedili, i pochi assi che mi separavano dal portellone e mi sedetti finalmente sulla mia sedia a rotelle, che l'elevatore aveva portato su, proprio per me.

Beh, decisamente meglio.. sospirai.. Ero sfinita e non era che l'inizio..

Questo pensiero un poco mi spaventò ma lo scacciai.

Già da un po' pensavo al mio micio, come sarebbe stato, come l'avrei trovato, se fosse stato terrorizzato, se avesse vomitato o fatto pipì. Non vedevo l'ora di controllare le sue condizioni. Estrassi il cellulare ed inviai un messaggio ai signori che lo avevano adottato e lo stavano aspettando.

' Stiamo arrivando! ' mi risposero ' Fatti accompagnare alla sala amica, veniamo a prenderti lì.'

 

Il gentile assistente mi chiese se avevo bagaglio da ritirare, io annuii:

' Eccome, 'gli dissi, ' tre valigie ed un gatto! Forse le conviene chiamare rinforzi! '

Infatti al girotondo delle valigie in arrivo un altro addetto già ci aspettava con un carrello.

Quando finalmente mi misero sulle ginocchia il trasportino del gatto e guardai dentro, incontrai gli occhi azzurri, un poco dilatati e stupiti, di Bainjo che immediatamente cercarono i miei, come emettendo un respiro di sollievo.

Infilai le dita tra le maglie dello sportellino e gli grattai la testa, che lui mi porse, cominciando subito a fare le fusa: era vivo, stava bene, né vomito, né pipì, né terrore né altro.. solo era tanto triste, lo sentivo, tanto triste, come me.

Dissi ai miei accompagnatori di portarmi alla saletta amica che alcuni amici sarebbero venuti lì a prendersi carico di me e quindi loro, solertemente mi spinsero lungo corridoi,sale ascensori, fino alla destinazione richiesta, chiacchierando amabilmente con me.

Linate era già in frenetico trasbordo di valigie, passeggeri, assistenti, piloti, donne delle pulizie eaddetti alle varie incombenze, in un frenetico via vai multicolore che mi fece girare un po' la testa. Mi sentivo i pensieri felpati scivolare dalle mie ruote a quel pavimento snello e veloce di linoleum. Non ero più abituata a tanta gente: sull'isola avevo vissuto una specie di ritiro burbero e silenzioso dove ben poche persone erano riuscite a varcare le strette maglie della mia chiusura.

E poi, la vita in Sardegna non era così caotica, a parte in Sassari nelle ore di punta, che io evitavo accuratamente e nelle quali mi ero trovata ben poche volte.

Per il resto avevo vissuto in paesini assai piccoli, quieti e la mia ultima casa era immersa in una pineta, in un residence praticamente deserto dieci mesi su dodici.

Tutta quella gente, quelle voci, gli altoparlanti, il profumo del caffè dai bar affollati, i display luminosi, i video.. beh, non c'ero davvero più abituata.

I micio miagolò un paio di volte, come per darmi conforto. Ero stanca. Sentivo il pianto salirmi in gola.

Un altro ultimo.. accidenti, accidenti.

 

Arrivammo alla sala amica, affidai i miei averi qualche minuto ai due uomini ed andai alla toilette per gli invalidi: grande pulita comoda, con tutto al proprio posto, persino profumata.

È sempre una grande soddisfazione trovare dei servizi così.

Poi mi ' appoggiarono ' in un angolo, in attesa dei miei amici e se ne andarono accompagnati dai miei ringraziamenti.

Misi di nuovo le dita attraverso lo sportello del trasportino e sfregai il muso del mio micio, gli accarezzai le orecchie, gli grattai sotto il collo, dove gli piaceva tanto. Lui si faceva fare, silenzioso.

Erano i nostri ultimi minuti, lo sapevamo entrambi. Che che ci potevamo fare?

In quella sala dalle poltrone di stoffa rivestite di rosso spento cercai di raggruppare tutte le carezze che non gli avrei più dato, il cibo che non gli avrei più porto, le ore di sonno che non avremmo più condiviso, io lui e Gine, sotto la stessa coperta, a farci caldo a vicenda nelle lunghe notti invernali.

Ricordi, Bainjo, gli dicevo senza parlare, le tue corse dietro Gine, nel giardino, tra i pini?

E le tue arrampicate sugli alberi fino lassù, lassù in alto, anche quando eri piccolino e poi miagolavi di paura e ci mettevi le ore per trovare il coraggio di scendere giù?

Ricordi quando Gine ti allattava, che tu avevi quattro mesi e lei, in gravidanza isterica dopo il suo primo calore, si fece venire il latte per te? E tu, che ti attaccavi come fosse la tua mamma, facendole la pasta con le zampine e le fusa che ti sentivo dall'altra stanza. Eri così piccino e latteo, da bimbo ed ora sei un bel gattone dal manto caramellato intensoe le punte quasi nere.. che bello che sei diventato!

Ma tu eri il ' suo ' gatto, io ti avevo cercato soprattutto perché percepivo che lei si sentiva sola. Un altro cane era troppo impegnativo, per mema un gattino sarebbe stato perfetto.

E così ti cercai e ti trovai, siamese come ti desideravo.

Ma appena arrivato ci facesti proprio un bel regalo, a me e a lei, che ci attaccasti il fungo del pelo e ci riempimmo di bolle, che sembravamo lebbrose entrambe, mentre tu eri perfetto dovunque!!

Siamo stati bene, noi tre, vero?

Sì,certo, poi sono arrivato gli altri gatti, tra cui Angelino, che si è aggiunto al lettone con noi, ma il nucleo eravamo sempre noi tre.

Sei stato un bravo micio, gli dicevo ancora, in silenzio, mentre frugavo tra il pelo morbido della sua nuca, cercando l'altro posticino che gli piaceva tanto, e mi dispiace se non ti ho dato più vizi, se non ti ho dato tutti i giorni il parmigiano o la mozzarella, che ti piacciono tanto, oppure il prosciutto.

Sai, io credevo che saremmo stati insieme per tutta la vita, la tua almeno, che a maggio compi due anni, e pensavo che avrei avuto tutto il tempo per riempirti di vizietti e riempirmi deltuo amore grande. Invece, mi sento una traditrice, a darti via così ma come potrei portarti in Africa, con me? Il viaggio lunghissimo, poi tre giorni in albergo prima di arrivare a casa e poi, a casa, come fare a farti abituare? Anche l'acqua, per te, potrebbe essere mortale, che non ci sei abituato. Come fare, come fare, che non so neppure io come farò, laggiù??

E allora vedrai, con questi due amici starai benissimo, che hanno una bella casa con giardino e gli alberi da scalare ed un cagnone buono da coccolare.. c'è anche un altro gattino siamese come te, più piccolo. Fai il bravo, con lui, mi raccomando, nonfar finta di essere cattivo cattivo, come facevi con Angelino, che gli soffiavi forte sul musetto, fingndodi picchiarlo, come fossi un prepotente, mentre invece lo so io e lo sa anche lui che tu sei un buon gattone! Vedi, anche Gine non è potuta venire con me, per gli stessi motivi tuoi, non ho fatto differenze, tra voi, la nostra famiglia si è smembrata, il caso, il destino o Dio, così ha voluto. D'altronde, anche se io non andassi in Africa, voi non sareste potuti venire con me, nella mia nuova destinazione, che in una struttura per anziani non accettano gattini né cagnolini.

Ed io, tu lo sai, tu l'hai sentito, sono ammalata, sono stanca e non ce la faccio più, a stare così sola, che lo so, se tu potessi, mi aiuteresti, lo so, perché mi hai sempre seguito dovunque andassi, se solo potevi, quando uscivo fuori con la carrozzella elettrica per il giardino o la pineta e tu venivi con me e Gine, mi correvi dietro proprio come lei e sei sempre stato ubbidientissimo, capendo ogni mio gesto, ogni mia parola.

Quindi, vedi, bambino mio, che la vita è fatta così, decide per noi, alle volte e non ci si può ribellare.

Sono sicura che starai bene, con loro, tu dagli il tempo di dimostrarti come sono bravi. Non ti mancherà mai nulla, io lo so, sono certa, né cibo, né calore, né cure né coccole. Non soffrire, quindi, non ti preoccupare, stai sereno......

Però, ti prego, non ti dimenticare mai di me che io non potrò mai dimenticarmi di te.

Ho avuto moltissimi gatti, nella mia vita, lo sai, eravate in dodici almeno, nella veranda di casa nostra. Li ricordo quasi tutti, direi, i gatti dai miei diciotto anni ma tu, tu sei davvero una creatura speciale. E ti voglio bene, un bene dell'anima. Non lo dimenticare mai.

 

E su quelle parole arrivarono. Gentili, affettuosi, cortesissimi.

Fecero tanto di meraviglie guardando il loro neo gatto attraverso il trasportino, che Bainjo è davvero bellissimo.

Po ci presero, ci fecero scorrere di nuovo tutto l'aeroporto, sempre più affollato e chiassoso, fino ai parcheggi, fuori: il tempo non era molto, si doveva essere in Malpensa almeno alle 10 e 30, che il mio aereo per Lisbona partiva poco dopo mezzogiorno ed il traffico, a quell'ora, a Milano, non era certo clemente. Caricarono tutto sulla loro auto, stipandola fino all'inverosimile e poi partimmo.

Mentre conversavo amabilmente con loro, scoprendo che erano perfetti come genitori adottivi per il mio micio tanto quanto lo sarebbero stati come amici miei, se avessimo avuto l'occasione di frequentarci, il mio sguardo rimase intrappolato nelle corsie soffocate della tangenziale milanese.

Quanto tempo che non entravo in una autostrada, che non scendevo in un autogrill! E pensare che per decenni erano stati la mia normalità, se non la quotidianità.

Come cambia la vita, - pensavo - e come ci cambia....

Mentre avrei voluto potermi fermare ancora e fare un giro di giostra in uno di quei bellissimi autogrill, per comprare un sacco di dolcetti e cioccolatini ed un giocattolo per i miei bambini piccoli, che aspettavano a casa il ritorno della mamma e della sorella maggiore dall'esposizione canina domenicale di turno.

Ma come cambia la vita, e ci cambia.. ed i bimbi erano cresciuti e non si ricordavano più dei dolcetti e dei giocattoli ma solo dei problemi.

Ed io andavo in Africa anche per quello.

 

Così si arrivò in Malpensa, si scaricò tutto e mi affidarono al solito addetto ai viaggiatori con handicap.

In fretta allora, un abbraccio, un bacio, ciao ciao, fai buon viaggio, grazi di tutto, datemi notizie, stai tranquilla che andrà tutto bene, certo sono serena, e anche tu dacci notizie al tuo arrivo, ciao ciao... e un ultimo sguardo al trasportino, di sfuggita, che non c'era più tempo, a quegli occhi azzurri stampati un'ultima volta dentro i miei.

Ciao Bainjo, amore, ciao....

 

CONTINUA

 


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Commenti: 5
  • #1

    rossana parenti (martedì, 16 aprile 2013 00:35)

    ciao tesoro, come al solito ti dico che e' un piacere leggerti e non e' mancata la lacrimuccia .il saperti li' sola con il portantino sulle ginocchia e che stavi lasciando il tuo amato micio mi ha fatto tristezza .ho visto le foto sono fantastiche e non so'come hai fatto da seduta a farle sei fantastica ! nell'attesa del nuovo racconto ti mando un bacione ! <3

  • #2

    teresa gallarello (mercoledì, 17 aprile 2013 00:00)

    ciao Ari hai deciso di farmi piangere anzi di farci piangere perché credo che chiunque lo abbia letto una lacrimuccia . . . . È molto emozionante aspetto il seguito serena notte . . Te la meriti

  • #3

    ariannaamaducci (venerdì, 19 aprile 2013 17:58)

    ciao amiche mie.. grazie delle vostre lacrime e del vostro amore.. arrivarà presto il seguito.. devo prendermi delle pause.. il dolore è fresco.. vi abbraccio..

  • #4

    patrizia morelli (sabato, 20 aprile 2013 21:15)

    commovente, struggente. La vita fa di questi scherzi e lasciare chi o ciò che si ama è sempre straziante. Ti auguro tanto bene, un abbraccio.

  • #5

    ariannaamaducci (sabato, 20 aprile 2013 21:33)

    grazie patrizia.. altrettanto auguro io a te, con un abbraccio dal mio cuore sincero