UNA BAMBINA CHIAMATA ARI - SEDICESIMA ED ULTIMA PARTE

LA DANZA DELL'ALBERO - 2008 olio su tela 45 x 75

PARTE SEDICESIMA

 

Ci sono tantissimi giorni in una vita ma una vita umana, se rapportata all'infinita vita di un'anima, è come un battito di ciglia.

Io questo ben comprendo e so, eppure ciò non allevia per nulla il dolore di questi miei giorni che, così vissuti in questa terrena dimensione, sembrano lunghissimi, eterni..

Ci sono moltissimi accadimenti e ricordi di cui non ho parlato in questa mia autobiografia: alcuni perché mi sono sfuggiti di mente momentaneamente, altri invece per mia scelta.

È impossibile che io scriva per intero i miei pensieri e i miei ricordi.

L'altro giorno pensavo che sarebbe bellissimo ma anche mostruoso poter avere un programma ed un cavetto, tipo quello per il download dei dati dal telefonino al pc e poter scaricare così, tutto intero, quello che c'è nella mia mente. E temo ci vorrebbe una memoria molto grande per poter contenere tutti i dati.

Sono giunta con la narrazione ai giorni nostri.

Però c'è ancora qualcosa di cui voglio parlare.

 

L'ultima storia d'amore che ho vissuto e che si è appena conclusa in modo così tragico per me è stata davvero, lei stessa, ampia come la mia vita intera, se non di più.

Tramite la connessione avvenuta con Eugene io ho decisamente spazzato via i limiti della mia conoscenza, sia dal punto di vista mentale che da quello sensoriale che da quello sentimentale.

L'unione tra noi è stata di tale portata che mi ha condotto così profondamente dentro di me e altrettanto profondamente per le vie dell'infinito, accedendo a stadi dell'estasi, della memoria e della comunicazione telepatica che erano per me sconosciuti. Ed anche vedendo la realtà intorno a me mutare ed accordarsi ai nostri pensieri e sentimenti, udendo le canzoni cantare le parole appena scritte da noi, ammirando i colori del cielo e di nostra madre terra narrare il nostro vissuto.

Scoprendo le nostre parole, i nostri sogni onirici e le nostre realtà tessere una trama fittamente intrecciata.

Per lei ho scritto le mie cose più intense e vi è una immensa quantità di parole che giace non pubblicata, scritte per lei e con lei, che sono poesia pura.

A simbolo di ognuna di esse riporto qui un piccolo emblema che è stato più volte pubblicato ma che credo valga sempre la pena di rileggere.

E questo non perché l'ho scritto io ma perché è stato dettato da un sentimento d'amore che dovrebbe sempre vivere in ogni cuore.

È un capitolo del mio romanzo QUELLO CHE NON DICO A NESSUNO di cui trovate sul sito pubblicata una parte.

 

CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO

 

LA DONNA CHE AMO

 

17 novembre 2010, 18;35

 

La donna che amo è immensa.

Non ha un volto perché di un volto non ha bisogno, dato che nessuna fattezza umana può racchiudere in angusti margini la sua bellezza.

Non ha una bocca, perché il suo bacio divorerebbe ogni fragile labbro e renderebbe muta ogni mobile lingua.

Non ha denti perché la neve non potrebbe che sciogliersi di fronte al candore dei suoi.

Non ha occhi perché non vi è oceano così profondo, non vi è fossa o vetta che raggiunga le infinite altitudini che si aprono all'ombra delle sue ciglia.

Non ha mani perché le sue sono di pioggia e sottili e dalle dita così affusolate che nessuna arpa o pianoforte potrebbe reggere alla grazia del suo tocco.

Non ha parole perché tutta la saggezza non le esprime, tutte le lingue dell'universo non le contengono, tutte le voci degli angeli non possono pronunciarle.

La donna che amo esiste e vive in me.

Io la cullo la notte come una madre assorta e tenera stringe a sé la creatura appena partorita dal suo ventre maturo..

Io veglio il suo sonno silenzioso come la luna, la giovane nube alla quale si impiglia.

Il ascolto il suo respiro delicato come ogni fronda, la brezza che rechi la promessa di una pioggia nella calura estiva.

Io accolgo il suo risveglio con i colori del cielo e del mare che fanno a gara per cangiare e risplendere in una rincorsa allo stupore e ogni angolo sopra i tetti, tra i rami e le rocce si spinge a cercare l'impossibile e il non contemplato per onorane il suo ingresso nel nuovo mattino.

Io accompagno ogni minuto del suo giorno come il canto gentile che nessuno strumento ha mai condiviso, perché l'aria non basta a contenere il mio amore per lei e ogni nota allarga lo spazio a lei intorno e lo moltiplica in rivoli e cascate di diamanti e gocce di platino.

Io tesso un'ode alla sua vita con ogni palpito del mio cuore ed ogni sollevarsi del mio petto, come filigrana antica ed ombreggiata dello sguardo dell'onice e della giada.

Perché lei è entrata dentro di me ed ha completato l'opera che iniziò mia madre.

Perché lei mi insegna la scrittura dell'amore come io fossi ingenua ed inesperta allieva al primo banco di scuola.

Perché lei apparecchia la tavola della mia mente con calici di ineffabile bevanda e cibi di squisito raro sapore come un'ancella devota e puntuale.

Perché lei affila il mio pensiero come la correggia felpata di cuoio di primo fiore la lucente lama del rasoio di Toledo.

Perché lei accende le mie carni come la fiamma la pineta resinosa in agosto, quando lo scirocco asciuga le forre nascoste ed ingiallisce l'erba sfinita dalla sete.

Perché lei spegne il mio rogo con la pace delle campagne che sotto la neve di gennaio accolgono il seme del grano per il pane dell'anno che verrà.

Perché lei completa la mia anima con quella parte che le fu strappata in un infinito lontano da un destino di dualismo, riunendo i lembi di una ferita che fino al suo venire sanguinava e bruciava intensamente e al tocco delle sue mani senza tempo si è chiusa lasciando solo un segno leggero a rammentare il destino che divide per riunire.

Perché non vi è uomo né Dio che possa e voglia ora dividere chi si è cercato per così tanto immenso spazio, percorrendo difficili e impervie strade di sassi e fango e ora non chiede altro alla vita di continuare a scorrere perché questo intero azzurro pianeta possa ascoltare sotto la volta del proprio orizzonte il limpido vibrato violino del nostro amore.

 

 

 

 

Ma in queste parole d'amore vi è una inesattezza.

Purtroppo vi è stato chi ha saputo dividere una così intensa unione.

Non voglio, dicendo questo, scaricare le mie colpe addosso ad altri.

Io ho fatto errori importanti con lei ma certo l'azione di alcune persone esterne a noi è stata basilare.

 

 

E qui interrompo quanto avevo cominciato a scrivere.

Mi accorgo che raccontare solo una parte di quella storia non è né possibile né giusto. Perché comunque tutto verrebbe ulteriormente travisato.

Eugene mi ha chiesto di non narrare di noi ed io ho promesso che non avrei scritto altro, oltre a ciò che lo era già stato .

Promessa che ho cercato di mantenere il più possibile.

Il fatto è che parlare di me senza parlare di quella storia non è più possibile, perché IO sono quella storia, IO sono quel dolore. IO sono quell'amore.

 

Volevo qui narrare di come tre persone si siano inserite tra me ed Eugene e abbiano potuto dividerci, tessendo malevole menzogne e manovre davvero squallide e subdole.

Persone che sono venute a me come amiche e sorelle, a cui ho dato tutta la mia fiducia il mio affetto ed anche tanto altro e che mi hanno tradito in modo così vile.

Ma non lo farò.

Questa ultima parte della mia vita resterà taciuta.

Ma di certo io non mi fiderò mai più di nessun essere umano.

Non amerò mai più nessuno.

Non sarò mai più amica di nessuno.

Alcune persone si sono salvate dal tremendo travaglio di quei giorni e sono ancora accanto a me e riscuotono la mia fiducia.

Sara, che, pur se geograficamente lontana, mi è accanto con il suo grande affetto, mi sostiene e mi aiuta con le sue lunghe telefonate.

Ale, che non sta affatto bene, purtroppo per lei, ma comunque è sempre disponibile, se ho bisogno.

Maietta, che resta una carissima amica e sorella di cui mi fido.

Poi vi sono altre due o tre persone con le quali ho amicizie e sorellanze telefoniche.

Per il resto io ho chiuso con gli esseri umani a livello personale.

 

E allora perché scrivo sul web e per giunta ho appena terminato questo lunghissimo racconto della mia vita?

Perché una voce interiore mi dice di farlo.

Non ho pace.

Negli ultimi mesi, da settembre, ho dipinto una cinquantina di ritratti digitali ed altre piccole opere.

Ho scritto svariate poesie.

Ho scritto il testo di dodici canzoni adattando le musiche, cantandole ed incidendo un cd.

Ed ora questa lunghissima autobiografia buttata giù in assai pochi giorni.

Non ho pace, non ho tregua, non ho riposo.

C'è questo mio padrone interiore che mi spinge a scrivere a creare. Per quanto io sia stanca addolorata e dolente, anzi, più io sono stanca addolorata e dolente, più dico basta a tutto e a tutti e più a tutti porto le mie piccole opere.

 

E quindi a questo punto desidero fare ancora qualche considerazione.

 

In questi giorni ho riflettuto di nuovo a lungo su quanto le insidie sessuali ricevute dal mio parroco mi abbiano profondamente segnato la vita.

Per sei lunghi anni, a parte i mesi estivi, ogni giorno lui mi metteva le mani addosso e mi parlava di sesso.

A sette anni già sapevo tutto quello che può vavenire tra un uomo ed una donna. Mi aveva raccontato come una donna potesse prendere in bocca un pene oppure nell'ano. Mi aveva spiegato come fare a masturbarmi.

E le sue manovre erano tali e tale il suo desiderio che io trascorrevo le mie giornate sempre iper eccitata, sfogandomi poi come potevo.

Certo a quella età si provano curiosità e prime sensazioni ma è totalmente anormale e mostruoso far vivere una bambina, che in quei giorni dovrebbe formare il suo carattere nell'amore e nella serenità, ogni giorno con quella enorme sovreccitazione addosso.

Io sentivo il suo desiderio, come sentivo anche il suo senso di colpa. Come sentivo quanto si odiasse per quello che stava facendo. Come sentivo il suo dolore di bambino che certo era stato fatto oggetto di altre e tali insidie.

 

SIAMO VITTIME DI VITTIME

 

Certo il mio sistema nervoso ha sviluppato una forte dipendenza verso il sesso. Cosa che ha accompagnato tutta la mia vita.

Non avendo poi conosciuto neppure l'amore dei miei genitori e di mio fratello, è comprensibile come io, da adulta, non abbia saputo distinguere tra chi mi volesse bene e chi invece solo godesse del mio dolore o approfittasse di me, dato che quello mi è sempre stato fatto, cioè dell'approfittarsi di me.

Come mi è stato tolto ogni senso del pudore ed ogni possibilità di distinguere tra la purezza e l'aberrazione, dato che l'aberrazione è venuta a me travestita della purezza della religione.

Ho dovuto vagare a lungo per le strade delle esperienze più svariate prima di giungere a conoscere chi ero e cosa volevo. E poi, alla fine, la differenza tra l'amore ed il sesso, tra l'amore vero e quello millantato.

Ora posso dire di saper distinguere il bene dal male, tanto è vero che ho messo tutti fuori dalla mia vita.

 

Ma ciò che aggravò immensamente il danno ricevuto dal sacerdote, fu che i miei genitori non mi dissero mai neppure una parola, quando vennero a conoscenza dell'accaduto e oggi mi chiedo come abbiano potuto non andare a spaccargli la faccia, a quello, come abbiano potuto non preoccuparsi per me, portarmi da uno psicologo, fare qualsiasi cosa....

Quando io ho visto i miei figli soffrire ho parlato loro o almeno ho cercato di farlo. Ed ho proposto loro aiuti esterni.

Ma se avessi saputo che un uomo aveva messo le mani addosso ad uno di loro io l'avrei ucciso. Non sarei stata capace di non correre da lui come una furia e fargli pagare quello che aveva fatto.

Nel mio caso, invece, nessuno ha avuto una reazione, nessuno mi disse nulla.

Anzi, parlando qualche anno fa con mia madre mi sono resa conto che lei si era completamente dimenticata di quello. Come non fosse mai accaduto.

 

Mi rendo conto che qui è necessario che voi leggiate quanto io scrissi in quell'estate del 2008 quando, nel centro di accoglienza, riemerse il ricordo di quanto avevo subito.

Non avevo mai dimenticato il fatto, no. Semplicemente mi ero sempre comportata come tutto fosse stato normalissimo. E non ne avevo parlato più con nessuno, né parenti né amici né mariti o compagni.

Quel giorno tutto riemerse con violenza ed io scrissi quello e che è diventato un capitolo di IO NON SONO DI QUI.

 

CAPITOLO QUINTO

 

 

Don Emidio

 

 

Il mio mostro…

 

Oggi sono l’abbandono.

La voce aspra della tua coscienza.

Il buco del tuo calzino.

Il dente cariato che cerchi di dimenticare ma che subdolo lavora di nascosto.

Oggi sono un tumore celato nella speranza.

Una breccia nel sorriso di un sistema perfetto.

L’afonia in un coro angelico.

Oggi sono il sasso che galleggia.

Il fiore che alimenta un brulichio di insetti schifosi.

Oggi io sono l’amore che divora.

La calura che toglie le forze.

Il miasma asfissiante da cui corre lontano chi ho amato e chi amo.

Oggi nego di esistere e di morire.

Oggi vivo per una stupida causalità che mi vuole matrice del mio stesso infinito dolore.

Che mi trasforma in un vuoto silenzioso, in un palcoscenico deserto su cui è calato il sipario.

 

Done, così lo chiamavamo tutti.

Era il parroco più amato dai bambini. Tutti gli correvamo incontro come al richiamo del flauto magico.

 

Era alto e dal bel viso solenne. La lunga tonaca nera ne snelliva la figura pingue. Sembrava non finire mai.

Ci tendeva le braccia come Gesù: sinite parvulos… E noi volavamo tra quelle braccia.

La sua voce tuonava dal pulpito.

Fine parlatore e pensatore, ammaliava. Le sue omelie erano racconti che ti penetravano nel cuore. Egli parlava a ognuno di noi in prima persona.

Ma sembrava che guardasse solo me. Amasse solo me. Vedesse solo me.

 

La parrocchia era la mia casa.

Lì si trovavano attività, svaghi, giochi, canti, studio, qualcuno che mi ascoltava, qualcuno che mi parlava, qualcuno a cui importava di me.

Tutti i pomeriggi dai sei agli undici anni io li ho passati in parrocchia. Il catechismo,poi il ping pong, il bigliardo, il bigliardino.

Era il paese dei balocchi.

 

C’era sempre qualcuno che passava di lì con cui giocare, parlare, o anche litigare.

Le favole di quel dio erano stupende.

Io studiavo e ricordavo ogni cosa. I nomi, i volti…

 

La chiesa era ben tenuta e riscaldata d’inverno, adorna della statua della Madonna che schiacciava il serpente, del grande quadro di San Lorenzo martire sulla graticola, delle candele accese, dell’altare con il tabernacolo sfavillante d’oro, di lini bianchissimi e di gigli.

Ovunque aleggiava l’odore acre dell’incenso.

Mi perdevo tra le navate, fra le panche di legno con le targhette dei defunti ai quali erano state dedicate, fra i libretti delle preghiere distribuiti ognuno al loro posto.

 

Done suonava la pianola od organetto: non conosco il vero nome di quello strumento dai cento suoni diversi, che aveva un motore ma non le canne e che lui adoperava con maestria, senza bisogno di uno spartito.

Io avevo una voce che incantava: forte, pura, intonata e altissima. Una voce bianca, la principale del coro. Se fossi stata un maschio, il ruolo di chierichetto mi sarebbe calzato a pennello. Li invidiavo tantissimo, i chierichetti. Le loro tonache bianche fino a terra. I ricami di filo dorato. Le pianete, i calici, le ampolle. L’acqua e il vino, simboli di vita eterna. Peccato non poter diventare prete, le monache invece quasi le detestavo.

La domenica pomeriggio, alle due e mezzo, si andava al cinema. Filmoni mitici che ci trasportavano

fra i ghiacci dell’Alaska o in mezzo ai flutti degli oceani, sulla luna o all’inferno, nell’antica Roma

o nella Parigi ottocentesca, nel gelo innevato di Mosca o nelle praterie sconfinate del Far West.

Viaggiavamo ovunque, a piedi, a cavallo, vedeva mo tutto, scoprivamo tutto. Per una settimana intera

rivivevo dentro di me il film visto in attesa del prossimo. Cosa avrei vissuto? Dove sarei stata? La sala era sempre gremita, e si entrava con le liquirizie, le brustoline, i lupini.

 

E poi c’era l’Operetta, che si metteva in scena ogni anno, nel Cineteatro dietro la chiesa: noi bambini guidati da lui e una serie di ragazzi grandi che curavano tutta la messa in scena. Con i costumi e gli scenari, con l’orchestra vera che suonava nella sua fossa. Le prove duravano tutto l’inverno. Il sabato pomeriggio dopo il catechismo e ancora il mercoledì.

Io ero nel coro. Non sapevo assolutamente recitare, e non ho mai ottenuto ruoli da protagonista.

Solo qualche impacciata comparsa. Ma nel coro ero la colonna. Dopo la prima prova già sapevo a memoria quasi tutte le parole. E lui ci insegnava cantando con noi. Niente da leggere, né da studiare.

Ma io mi facevo dare il libretto e me lo leggevo avidamente. Alla seconda prova lo sapevo già a memoria.

Le rappresentazioni venivano replicate due o tre volte. L’eccitazione era altissima. E gli applausi scroscianti. Le caramelle gettate sul palco a noi che ci inchinavamo davanti al pubblico. Tutta quella festa per noi, attorno a noi. Solo ai miei sembrava non interessare per niente. Mi sa che non vennero mai a vedermi. Io non lo ricordo. Anzi, mia madre mi zittiva quando in casa intonavo a gran voce i cori e le parti soliste di canto per allenarmi. Così uscivo fuori e andavo a cantare dove non davo fastidio a nessuno…

 

Done non era una persona pulita.

La tonaca si rivelava, a un occhio attento, lisa in molti punti, e l’odore che emanava vagamente rancido.

I capelli neri, lustri di brillantina, sicuramente non erano lavati troppo spesso. E l’odore che si percepiva dentro le stanze private dei preti e delle loro perpetue era forte, quasi opprimente.

Loro erano sepolcri imbiancati.

Non ricordo quando lo fece la prima volta. So che lo fece molte volte. Moltissime.

E io pensavo: sì, sì, sono qui.

La sua era una violenza sottile. Proprio perché entrava in me nel nome di Dio e dell’amore. Le sue mani erano dappertutto in me. La sua voce era dovunque. Il suo respiro era l’aria che respiravo.

Si fermava lì, non fece mai altro che toccarmi. Ma anche se avesse fatto tutto quanto era in suo potere, non sarebbe stato diverso…

Lui succhiava il mio sangue…

Lui beveva la mia vita…

Lui rubava la mia luce…

Durante le confessioni, Done, chiuso nel confessionale, mi chiedeva sempre se mi fossi toccata e cos’altro avessi fatto, se avessi toccato qualcuno dei miei amichetti o dei miei cuginetti. Anzi, fu lui a insegnarmi come procurarmi piacere da sola o con altri. Fu lui a spiegarmi come nascevano i bambini, non mia madre o mio padre e lo fece che io avevo sei o sette anni.

Col viso appoggiato contro la grata, la voce bassa ed emozionata, gli raccontavo le mie prime avventure erotiche con i miei coetanei, cosa avevo fatto e quante volte, cosa avevo provato io e cosa avevano provato i bambini che giocavano con me a quei giochi carnali.

Lui mi faceva domande molto specifiche, anatomiche, e io rispondevo con precisione.

Sentivo il suo desiderio passare attraverso i buchi della grata.

Sentivo i suoi occhi forare il buio.

Sentivo una mano malvagia che si impossessava di me.

Da allora, il piacere e il dolore si sono mescolati dentro di me. Per sempre.

Lì, alla mensa di quel pane amaro e guasto, ho imparato cosa vale la mia vita.

Piacere e dolore.

 

I miei scoprirono tutto, tramite la confessione della mia amica Sandra, che viveva quello che stavo vivendo io, come penso tutte le altre bambine della parrocchia. I genitori di Sandra erano i migliori amici dei miei genitori e vivevano nell’appartamento sotto di noi.

Ma non fecero niente.

Ci fu solo un po’ di tensione. A me non chiesero nulla. Seppi tutto da lei, i loro discorsi e la loro decisione di non agire in nessuna maniera. A me, nessuno rivolse una parola. Confermando così quello che mi era stato insegnato e cioè che la mia vita valeva solo come piacere e dolore.

Continuammo a frequentare la chiesa. Avevo undici anni. Lui non mi molestò più.

Poi mio padre morì. E qualche anno dopo mi allontanai dalla parrocchia e dalla religione cattolica.

Troppi conti non tornavano nella mia mente.

 

Troppo presto la mia innocenza è stata profanata da mani scaturite dall’ombra.

Mi chiedo quanta forza io possegga veramente per vivere con questa ferita dentro.

Per riuscire a continuare ad amare, nonostante questo. Per avere il coraggio di guardare questo.

Ora. Qui.

Ho cinquantatre anni. Ma sono ancora quella bambina abbandonata e violata. Sono una piccola geisha venduta per paura. È un miracolo che io sia viva. Che io non faccia la prostituta. Che io non sia un’assassina. Che io non sia pervertita o pedofila. Che io non sia completamente folle, ma solo tanto, tanto. Senza arrivare fino in fondo.

Oggi penso che lui ha sbagliato, così come hanno sbagliato i miei genitori. Che non è stata colpa mia. Che io sono altro, molto altro.

Non so se riuscirò a dare un altro valore alla mia vita.

Lo faccio con il pensiero, ma i binari segnati a fuoco dentro di me, nel profondo, dove la mente non ha dominio, sono quelli.

So però che il mio prossimo amore non sarà dolore, ma solo piacere.

Altrimenti sarò io ad andarmene.

A chiudere la porta per prima e ad affermare che io non merito tutto quel dolore.

 

 

 

Ma anche quelle mie parole del 2008 si sono dimostrate esattamente sbagliate, perché l'amore che è venuto dopo è stato il compendio della bellezza e del dolore della mia vita.

 

Un giorno di molti anni fa, mentre ero ricoverata in una clinica psichiatrica, un dottore più umano e gentile degli altri mi disse queste parole:

' Signora, nessun bambino che vive quello che ha vissuto lei potrà mai essere un adulto felice. Mai.'

 

Allora io oggi penso:

E' quindi più che evidente che io sono una persona profondamente ammalata e sofferente.

Da quando ho cominciato a narrare di me è stato detto via via dalle persone che hanno avuto la sfortuna di condividere parte della loro vita con me, che io mento, che io falso la realtà raccontando e scrivendo solo quello che pare a me, che soffro di vittimismo, di mania di persecuzione. Che sono megalomane, malvagia, cattiva. Mi è stato detto che sono cattiveria allo stato puro.

Mi è stato detto che ho mentito ogni tentativo autolesionistico sia per fini pensionistici che per ricattare chi voleva allontanarsi da me e costringerlo a tornare sui suoi passi.

Mi è stato detto che fingo i miei malanni, che mento l'invalidità, che esagero, che non sto poi così male.

Mi è stato detto che sono isterica.

 

E allora vorrei, ora qui su queste pagine, dire una cosa molto importante a tutti coloro che mi leggono e tra cui di certo alcune delle persone che pensano di me quanto ho sopra descritto

 

Se io sono ammalata, se io non sono in grado di riconoscere la realtà, di riconoscere le vere intenzioni di una persona.

Se io mi creo una realtà mia per sopravvivere e quindi, facendo questo, dico cose errate ed ho razioni sbagliate, se insomma tutto il mio comportamento è frutto di una così grave sofferenza psicologica che ha portato la mia mente ad ammalarsi, ma perché, invece di inveire così aspramente contro di me non capite la mia sofferenza e la mia reale difficoltà?

Se una persona ammalata di cancro ad un polmone non può più andare a correre per strada e a lavorare, nessuno se la prende con lui, dicendogli che è CATTIVO o che mente ecc ecc.

C'è differenza c'è tra un cancro ad un polmone ad ed il cancro psicologico di cui è affetta la mia mente?

Se i miei comportamenti aberranti sono dovuti a questo mio cancro mentale, perché mi dite che sono cattiva?

Perché?

Perché invece non vedete quanto ho sofferto e soffro di tutto questo, quanto ho bisogno di aiuto e di amore e di comprensione e di dolcezza?

Di perdono e di pace?

 

Inoltre, voi, donne che ho amato e avete detto di avermi amato e vi siete avvicinate a me leggendo le mie parole ed il mio dolore, voi che in questo momento siete le mie principali detrattrici e nemiche, vi ricordo che io avevo raccontato tutto di me, avevo narrato dei miei tentativi di suicidio, delle mie gravi difficoltà, dei miei gorghi psicologici.

 

Perché allora siete venute a me dicendomi che mi avreste aiutato, sostenuto, amato, mostrato e donato l'amore che non avevo mai conosciuto ed avuto ed ora siete proprio voi a rivolgermi principalmente queste accuse?

Perché avete voluto amare ed aiutare una persona ammalata se non eravate in grado di sostenere i suoi comportamenti aberranti?

Vi siete e vi state comportando come chi andasse da un paraplegico e si offrisse di accompagnarlo a fare una passeggiata e poi si lamentasse con lui di dover spingere la carrozzella e si aspettasse che lui scendesse dalla carrozzella e cominciasse a correre. Anzi, voi avete fatto di più: vi siete aspettate chi io portassi in braccio voi!

 

Vi siete sbagliate? Non credevate che io fossi così stronza, difficile, cattiva?

Va bene, avete sopravvalutato le vostre capacità e possibilità.

Va bene, andatevene.

Ma comprendete, perdonate. Smettete di dire di me cose inesatte.

Dite di me che sono ammalata e mettete pace tra voi e me. In modo di trovare pace in voi stesse, di capire che io non ho tradito offeso o ferito voi perché volevo farlo, come voi dite, per pura cattiveria, ma perché io sono fatta così e non so agire diversamente.

Io soffro immensamente di questo.

Non ho un'ora di pace né di quiete.

E questo perché io sono collegata in modo empatico e telepatico con tutti quanti ma soprattutto con voi.

Perché sento continuamente dentro di me la vostra rabbia, il vostro livore, il vostro odio.

Perché voi leggete quanto scrivo e mentre lo fate pensate di me quelle brutte cose ed io sento le vostre parole amare e dure e violente e rabbiose nella mia mente.

 

Vi conoscete tutte fra voi e vi frequentate, in un modo o nell'altro. E so che parlate di me. So che mi pensate. So che nessuna di voi ha messo pace tra lei e me.

E tutto questo io lo sento nella mia carne. È una spada piantata nelle mie viscere.

 

Io non odio nessuno.

Io vi ho amato ed amo ancora, come amo altre persone che sono state nella mia vita.

Perché l'amore non muore.

È ovvio che è un amore diverso, quello che provo per le persone delle storie che si sono concluse da tempo. Mentre la ferita dell'ultima storia è ancora aperta e sanguinante ed il sentimento d'amore acceso e forte.

Io ho bisogno di trovare la quiete. Ho bisogno di sentire che avete capito, compreso la mia sofferenza e le motivazioni di certi miei comportamenti.

Io ho perdonato e perdono voi, i vostri errori, le vostre bugie, i vostri tradimenti, le vostre fughe. Ho capito che aver a che fare con me è cosa assai dura, per tantissimi motivi.

Io vi ho inviato ed invio pensieri e parole d'amore e di pace.

E se qui ho cercato di difendermi raccontando quanto ho vissuto, l'ho fatto non per offendere ed accusare voi, ma per narrare quello che si è svolto dentro e fuori di me, così come IO l'ho vissuto.

Non per accusare ed offendere ma per capire.

Perché anche voi capiate.

E allora perché non lo fate? Perché non capite?

 

A lungo ogni giorno piango.

Il mio futuro è assai incerto.

Ancora mi alzo da sola per andare in bagno e riesco a fare la doccia da sola, se pur con una immane fatica.

Ma sono due mesi che non esco di casa, neppure per andare con la carrozzella elettrica a fare una passeggiata al mare, perché sono troppo stanca e triste per farlo.

E vivo sola, con un'ora al giorno di assistenza. Null'altro.

Una assistenza che viene, sì, svolta con gentilezza ed amicizia ma che è subordinata alle mie decisioni ed alla mia supervisione.

Se io non dispongo di fare una cosa, quella non viene eseguita.

Ma se io sono così profondamente ammalata, come posso sapere di cosa ho bisogno e cosa posso fare per stare meglio?

Come può una persona estranea prendersi cura della mia vita, così complessa e dolorosa?

A mala pena riesce a fare le pulizie, gli acquisti e cucinare un pranzo.

Io non ho bisogno di estranei. Nessun estraneo può prendersi cura di me.

Solo la mia famiglia può farlo.

Ma per loro pure io sono cattiva. E non hanno altro denaro per me, - mia madre ed il mio ex marito mi versano un piccolo contributo mensile rispettivamente di 100 e 150 euro - non hanno tempo, non hanno pensieri per me.

 

E, infine ma assolutamente non per ultimo, solo la donna che amo può mettere fine a questo devastante dolore che è il suo odio dentro di me.

Come accade che solo le altre donne che ancora hanno una influenza nella mia vita possono averla in modo positivo e non negativo mettendo fine alle loro azioni e parole a me contrarie.

 

 

CONCLUSIONE..

 

UOMINI E DONNE ANCORA VIVENTI di cui parlo in questo mio doloroso rivivere ciò che è stato, qui non ci sono i vostri nomi ed il mio è un nome d'arte.

 

- Pochissime persone sanno chi voi siate realmente e che siete coinvolti con me. E questo è accaduto per lo più perché voi stesse avete rivelato ad altri il vostro ruolo.

Una volta è successo che una persona che aveva la mia fiducia l'abbia tradito rivelando ad altri la vostra identità di uno di voi con scopi di vendetta e tramando alle mie spalle per invidia e gelosia. E di questo sono profondamente dispiaciuta e chiedo scusa. Ma di questo sono io la prima ad essere vittima. Perché io volevo bene a quella persona, e molto. E così profondamente mi ha violato.

Io ho mostrato le foto di alcune di voi ad una mia amica e che però non sa i vostri nomi veri. E tranquillamente ha dimenticato un minuto dopo i vostri visi.

Poi ho mostrato ad un'altra amica la foto di una di voi. Ma anche in quel caso è una persona assolutamente fidata che non ha rivelato alcunché.

Ma credo che mostrare la foto della donna che si ama ad una amica del cuore sia un gesto d'amore e non di sfregio.

E forse anche in questo sbaglio. -

 

E ancora, tutti voi, amici, conoscenti ed illustri sconosciuti che avete letto questa storia, so che questo scritto è impegnativo e difficile.

So che forse vi sentirete chiamati in causa... e magari lo siete davvero.

Forse questo mio scrivere è una implicita richiesta d'aiuto.

Forse un j'accuse di fronte al mondo intero.

Forse un j'accuse di fronte a me stessa.

O di fronte al solo Dio, che so essere l'unico a conoscere il vero senso di tutto questo.

Mi scuso se ancora una volta vi ho offeso con il mio scrivere.

Ma il tempo ben presto oblierà il mio nome ed i vostri e nel grande calderone della storia umana queste mie parole non saranno altro che pochissimi granelli di sabbia.

Vi lascio con un abbraccio di pace e con i miei aforismi preferiti:

 

SO DI NON SAPERE

 

MEMENTO MORI

 

SIAMO POLVERE E POLVERE RITORNEREMO.

 

pace e luce nei vostri cuori e nelle vostre vite...


 

 

 

 

 

Scrivi commento

Commenti: 10
  • #1

    lucia d'alessandro (sabato, 29 dicembre 2012 19:22)

    Ciao Ari, molto ben scritto, mi dispiace che tu abbia dovuto vivere tutto questo, credo che tu non abbia mai trovato un luogo o una persona dove sentirti al sicuro
    Solo persone che volevano ghermirti, a parte il tuo primo marito e le persone di cui tuttora ti fidi.. E certo quel falso prete ha posto premesse avvelenate.
    E il fatto di avere un'anima poetica ha aggravato le cose, in un certo senso.

  • #2

    ariannaamaducci (sabato, 29 dicembre 2012 20:51)

    cara lucia...
    certo la mia vita è una collana di eomanzi, come dice la mia amica milli..un romanzo nel romanzo..
    pccato che non sia una favola per me, ma ognuna di quelle persone o accadimenti abbia lasciato profondi segni sopra e dentro di me..
    sono stanca, amica mia.. tanto stanca..
    non vi è qualcosa che io possa sperare se non di morire presto..
    ti abbraccio..
    grazie di avermi letto.. <3

  • #3

    paola (domenica, 30 dicembre 2012 01:12)

    Abbiamo camminato sulle pietre incendescenti
    abbiamo risalito le cascate e le correnti
    abbiamo attraversato gli oceani e i continenti
    ci siamo abituati ai più grandi mutamenti
    siamo stai pesci e poi rettili e mammiferi
    abbiamo scoperto il fuoco e inventato i frigoriferi
    abbiamo imparato a nuotare poi a correre
    e poi a stare immobili
    eppure ho questo vuoto tra lo stomaco e la gola
    voragine incolmabile
    tensione evolutiva
    nessuno si disseta ingoiando la saliva
    ci vuole pioggia
    vento
    e sangue nelle vene
    e sangue nelle vene
    e una ragione per vivere
    per sollevare le palpebre
    e non restare a compiangermi
    e innamorarmi ogni giorno
    ogni ora
    ogni giorno
    ogni ora di più ( Tensione Evolutiva - Jovanotti)

  • #4

    ariannaamaducci (domenica, 30 dicembre 2012 01:58)

    io non l'ho più, una ragione per vivere, paola.
    ho solo tormento..

  • #5

    paola (lunedì, 31 dicembre 2012 00:38)

    Prima di tornare qui ho letto quello che hai scritto oggi . Difficile perciò , aggiungere qualcosa a quanto tu scrivi nella tua premessa o a quanto mi hai risposto .
    Mi limito perciò ad associarmi ai molti che sicuramente ti seguiranno nel tuo raccontarti , breve o lungo che sarà ( diciamo PRESUMIBILMENTE UN ATTIMINO più LUNGO che BREVE ... te che dici ?!?)

    Mentre per la "QUESTIONE AUGURI " direi di fare così : io te li mando , se te li prendi, ECCOLI , ARRIVANO sono pronti e tirati a lucido e sennò niente , rimangono qui in sala d'attesa a leggere un giornalino o a fare un cruciverba ........

    Ok...senz'altro però ti mando un caro abbraccio .
    Ciao e buona notte

  • #6

    ariannaamaducci (lunedì, 31 dicembre 2012 18:40)

    cara paola..
    lo scrivo qui, a te, che tanto queste risposte non le legge nessuno..
    io avevo deciso da lungo tempo che stanotte, se alcune variabili di questo mio calvario non fossero, appunto, variate, avrei posto fine alla mia lunga, anzi, troppo lunga agonia..
    decisamente l'ultima settimana mi ha dato una ulteriore spinta sull'orlo del baratro con accadimenti che non posso nè desidero raccontare ma, ovviamente, di natura sentimentale....
    avevo scelto questa notte perchè i telefoni vanno in tilt, la gente sta in baraonda, nessuno di certo sta a pensare a me e l'indomani invece tutti hanno il post sbronza..e siccome, come hai letto, per me morire sembra una cosa impossibile, volevo un po' di tempo e di tranquillità a disposizione..inoltre il vicinato qui accanto è al gran completo ed in gran festa, quindi ideale per eclissarsi da tutto e da tutti.
    ma tre giorni dopo l'ultimo tentativo di suicidio dell'aprile 2011 ebbi una visione particolare: vidi la bellezza della vita.
    e sentii che quello mi avrebbe canbiato profondamente.
    infatti ieri, che era arrivato il momento di decidere e preparare tutto e mettere tutto in ordine, perchè quando ci si accinge a lasciare questa valle di lacrime ci sono sempre alcune formalità da sbrigare, mi sono accorta che il pensiero del dolore che la mia morte causerebbe in alcune persone che io amo, mi ha impedito di andare avanti.
    il mio desiderio di smettere di soffrire, il mio dolore e la mia sofferenza, la mia disperazione non sono più forti del dispiacere di far soffrire chi amo.
    e così ho deciso di sospendere tutto. di non pensarci più neppure per almeno un altro anno.
    - perchè arrivare col pensiero più in là del 31 12 2013 per me in questo momento è impossibile..-

    perciò, cara paola, grazie per gli auguri..
    il 2012 è stato l'anno più doloroso terribile incredibile tremendo allucinante crudele assurdo di tutta la mia vita.. e se, come credo, hai letto la mia storia, sai che non sto parlando di sciocchezze. quindi spero davvero che i tuoi auguri mi siano di buon auspicio..come quelli di tutti gli altri..
    ho bisogno di auguri..ne ho tanto bisogno..che mi aspettano giorni assai difficili.. sempre, ogni giorno lo sarà..

    ma io pure ho qui per te un pacchettino nuovo e lindo di auguri..
    e di abbracci, da mescolare con i tuoi..
    ciao..e grazie..

  • #7

    paola (martedì, 01 gennaio 2013 04:04)

    Cara Arianna ,
    sono assai felice di apprendere di questa tua decisione !!!!!!!!!!!!!
    Del resto pur avendo certo capito che del dolore ed affini sei piuttosto e purtroppo esperta , mai avrei pensato che proprio per stanotte tu avessi in mente certi propositi........... Così come , pur avendo abbastanza presente la tua storia perchè come indovini , l'ho letta , non avevo peraltro capito che quest'anno per te fosse stato particolarm doloroso e difficile anche se facendo due più due , si poteva forse anche intuire e così anche intuirne il motivo principale e saliente .
    Non so fino a che punto si possa essere in grado di capire dall'esterno , quanto un distacco che per te mi pare rappresenti IL DISTACCO , possa essere insostenibilmente doloroso........però mi viene anche da dirti che a volte il dolore può divenire una coperta , un rifugio , un motivo stesso anche lui , valido di per sé , autonomo , sufficiente .........
    C'è un brano molto bello di un cantautore siciliano che dice : " ...legami le mani legami con doppi nodi all'anima , porta la mia vita a correre da qualche parte , stancala , e se sono prigioniero io mi sento libero..." Il pezzo s'intitola CRUDELE e l'autore Mario Venuti...ascoltala se avrai voglia ...forse ti piacerà ...
    Sono comunque veramente contenta che tu sia ancora qua a scrivere con le tue belle parole , a dipingere i tuoi meravigliosi quadri , a scattare bellissime foto di paesaggi , a parlare e cantare con la tua voce del nord un TANGO ....e spero che tu ci voglia stare ancora per molto molto tempo .....................non sai mai cosa il DESTINO ti può riservare e direi che di DESTINO mi sembra che tu te ne intenda ........
    E se ieri t'ho mandato un abbraccio , oggi te ne mando MILLE !!!!!
    P.s. : il tuo pacchettino nuovo e lindo di auguri l'ho aperto e ho visto che sono tutti LUCCICOSI e BRILLANTI e allora ...........MILLE GRAZIE !!!
    Buonanotte e a questo punto anche buongiorno

  • #8

    ariannaamaducci (venerdì, 04 gennaio 2013 23:41)

    cara paola...
    scusami se ti rispondo con tanto ritardo..
    non sono stata bene fisicamente, nei due giorni passati ho vissuto una stanchezza incredibile, che quasi mi impediva di pensare.. ed anche ora sono davvero stanca.. ma volevo ringraziarti per le tue parole ed il tuo affetto.. sono molto giù, scusami, stanca..ho tutto fermo, ma ripartirò...
    però volevo salutarti..e mandarti un bacio.. ciao...

  • #9

    paola (lunedì, 07 gennaio 2013 01:32)

    Cara Arianna ,
    ti ringrazio del tuo saluto ma non devi assolutamente preoccuparti di rispondere e questo sia in generale sempre che a maggior ragione quando non ti senti granchè bene ................Inoltre come vedi anch'io non sono esattamente UN FULMINE nelle risposte , quindi ...stai tranquilla !!
    Ti abbraccio caramente .
    A presto ....

  • #10

    ariannaamaducci (lunedì, 07 gennaio 2013 23:04)

    ti voglio bene, paola...grazie... sto continuando a venire in giro con te??? ;0))) @>---