UNA GRANDE TRISTEZZA

LA BAMBOLA - 2012 dipinto digitale

 

QUESTO DIPINTO FU UNA COSA SCHERZOSA...

 

più sotto vi metto il testo del gioco - forse amaro ma comunque gioco - di quel giorno..

 

oggi io vorrei che quella che chiamo madre, la madre di tutte le cose, perchè se non vi è la morte, che è trasformazione, non vi è neppure la via, si prendesse cura di me..

 

sono stanca di questa vita.

stanca..

 

questo mio è solo uno sfogo..

scrivo perchè so che aspettate i miei scritti..

perchè so che qualcuno di voi trae spunti di vario genere da quello che scrivo..

 

io spero che queste mie parole vi facciano sentire ancora di più il valore della vostra vita..

spero che voi vi ribelliate, leggendole, che pensiate che la vita è bella..

per me non lo è...

 

allora vorrei solo che si sciogliesse questa catena di carne e dolore che è il mio corpo e che la mia anima fosse libera di tornare a riunirsi al tutto dal quale si è momentaneamente staccata..

 

è il mio unico desiderio...

 

 

 

LA BAMBOLA


 

Vittoria

mi sporchi tutto il

pavimento

e poi

quando l'hai rotta

con cosa giochi?

 

Ma mamma

è solo una bambola!

 

Babbo me ne

regala tante.......

 

14 settembre 2012

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Commenti: 6
  • #1

    rossana parenti (sabato, 17 novembre 2012 14:32)

    ciao arianna c'e' poco da commentare quando sei cosi' .intendo con lo stato d'animo .niente puo' farti sentire meglio .c'e' solo da augurarsi che questo stato passi e che tu torni ad essere l' altra ari che noi conosciamo e che ci piace tanto .ti voglio bene amica mia e vorrei vederti un po piu' serena .bacioni .

  • #2

    arturo quadraro (sabato, 17 novembre 2012 18:00)

    Cara Ari..ascolta il tuo cuore mentre ti racconto la favola della Lucciola triste:
    In un campo di grano alto e rigoglioso, viveva una colonia di lucciole giugnoline.
    Ce n’erano di luminose, molto luminose, belle e meno belle: Tra queste ce n’era una bellissima, con gli occhi azzurro cielo anziché neri come i suoi compagni o le sue compagne, le ali affusolate e lucide, ma era una lucciola spenta e non faceva luce.
    Nessuno voleva giocare a nascondino con lei perché non veniva mai vista e quindi vinceva sempre.
    Gli animaletti della terra – le formiche, i vermetti, le lumache – la prendevano in giro per questo suo difetto e lei era sempre più triste e sola.

    Un giorno, in un momento di tristezza, era salita su una grossa spiga gialla e si lasciava cullare dal vento.

    Pensava a quanto fosse sola e iniziò a piangere.
    Non si rese conto del tempo che passava finché non fu buio.

    Vide il sole scendere all’orizzonte e la luna salire nel cielo, mentre le stelle iniziavano ad accendersi.

    Le lacrime che le cadevano dagli occhi si andavano a posare sulla spiga e con il bagliore della luna, parevano mille diamanti che brillavano nell’oscurità.

    La luna vide quel bagliore, strizzò gli occhi per vedere meglio e si accorse della piccola lucciola spenta che piangeva.

    Perché piangi, piccola?

    Dici a me? – esclamò sorpresa la lucciola – Riesci proprio a vedermi? Piango perché sono sola, nessuno vuole stare con me perché non faccio luce.

    La luna vedendo la sua profonda tristezza si girò verso una piccola stella che le stava sempre accanto: La Stella del mattino.

    La Stella del mattino era una piccola stella che brillava solo di giorno e nessuno quindi poteva vederla, per questo, la notte, seguiva sempre la luna nella speranza che la sua luce la illuminasse e la facesse brillare come tutte le altre.

    La luna allora disse alla stella: Scendi laggiù e porta con te un mio raggio; vai tra le zampette della lucciola spenta e vola insieme a lei.

    La stella così fece, scese giù avvolgendosi nel raggio di luna, si adagiò tra le zampette della lucciola e insieme iniziarono a volare.

    Tutti ora potevano vedere la lucciola e la stella volare felici e splendenti nel cielo della sera d’estate.

  • #3

    mari (sabato, 17 novembre 2012 18:04)

    ciao Ari,
    vorrei strapparti un sorriso,strapparti alla tristezza, alla stanchezza... che dirti?
    so che tu sola puoi uscire dal pozzo, io posso chiamarti qui, con noi, sperando che ci si possa incontrare per mezzo di queste parole.
    un abbraccio

  • #4

    ariannaamaducci (sabato, 17 novembre 2012 18:55)

    cari rossana arturo e mari..

    grazie delle vostre parole..
    ognuno di voi a modo suo mi ha fatto bene..
    ma io non sono stanca solo della mia solitudine affettiva, della mia sofferenza e dalla mia malattia..
    sono stanca di quello che succede sulla terra.
    tra di noi esseri umani..
    sono stanca di avere un corpo..
    voglio tornare puro spirito..

    è come se io lo fossi già ma la catena del karma non mi mollasse..
    mi sento come un giaguaro alla catena...

    grazie.. siete amici meravigliosi..
    vi voglio bene e vi abbraccio..<3

  • #5

    lucia d'alessandro (sabato, 17 novembre 2012 21:54)

    Ciao Ari, ti abbraccio, mi piacerebbe consolarti ma non so come.Parole ti manda questo...

    Vischiosa come miele amaro
    la tristezza s'impossessò
    dei miei pensieri sparsi
    sul cuscino
    Lacrime piccole tonde salate
    Estratte distillate
    Preziose di sentimenti
    scrigno di gioie offuscate
    Lucidate per l'occasione
    Dai miei occhi stanchi
    complici
    Una catena brunita tesa
    attraverso l'universo
    ad impedire il volo
    del viandante.

  • #6

    ariannaamaducci (sabato, 17 novembre 2012 22:32)

    grazie lucia..
    grazie parole..
    parole come perle...